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mercoledì 5 marzo 2014

IL PUPAZZO DI NEVE



Una favola per il naso.....


Stanotte ha nevicato. Quando Giacomo e Susanna si sono svegliati questa mattina, dalla finestra della loro camera hanno visto il giardino pieno di neve.
Che spettacolo! Si sono vestiti veloci e sono corsi fuori a giocare.
Vogliono fare un pupazzo di neve, più grande e più bello di quello che hanno fatto l’anno scorso.
Si mettono subito al lavoro.
Quando la mamma li chiama, il pupazzo è quasi finito.
“Svelta Susanna,” dice Giacomo. “Mancano solo gli occhi, il naso e la bocca.”
La bambina prende una grande carota e la sistema in mezzo alla faccia del pupazzo.
“Non ho i bottoni, per fare gli occhi,” dice.
“Non importa,” risponde Giacomo. “Li metteremo più tardi.”
I due fratellini corrono in casa.
Appena è solo, il pupazzo di neve prova il suo nuovo naso.
“Sniff, sniff, sniff. Che strano,” pensa. “Non sapevo che l’aria avesse un profumo.”
Ad ogni respiro, sente odori diversi: il primo è l’odore di resina che arriva da un pino.
Buono pensa il pupazzo, ma subito il suo naso è distratto dal profumo fresco di pulito che esce dalla camera da letto che mamma sta pulendo.
Mentre si gusta quel buon profumo, gli arriva l’odore forte del motore di un’automobile, che passa veloce.
“Cough, cough..” Tossisce il pupazzo di neve, quasi soffocato.
Ma ecco che nel vialetto arriva un buon profumo di rose e gelsomini: è il profumo della nonna, che è stata invitata per pranzo.
“Ciao nonna,” grida Giacomo. “Dov’è il nonno?”
“Lo so io,” pensa il pupazzo di neve. “È in fondo alla strada e porta un vassoio di pasticcini: sento il profumo a un chilometro di distanza.”
“A tavola” li chiama papà e mentre la famiglia pranza, il pupazzo di neve, dal suo posto in giardino sente passare gli odori più appetitosi: una teglia di lasagne che si riconosce per l’odore del pomodoro e della besciamella e un pollo arrosto con contorno di piselli e patatine fritte.
“Come sono fortunati questi bambini,” pensa il pupazzo.
“Scommetto che non faranno capricci e mangeranno tutto.”

domenica 14 luglio 2013

IL GATTO RODRIGO NON SAPEVA NUOTARE

Le paure dei bambini risultano spesso utili perchè proteggono i bambini da possibili pericoli.  Per i cuccioli più timorosi è però importanti compensare queste sensazioni con lo stimolo a rischiare almeno un pò e scoprire nuove possibilità

Il gatto Rodrigo odia l’acqua. Non gli piace neanche da bere: lui preferisce il latte.

Eppure quando i suoi amici fanno il bagno, lui vede quanto si divertono. Si tuffano, si schizzano, saltano sulle onde. Poi nuotano veloci o si immergono.

Rodrigo resta seduto nell’erba e li guarda.
“Rodrigo non viene?” Chiede il Rosso a suo fratello.
“Ha paura dell’acqua…” risponde quello.
I gatti dopo poco si dimenticano di lui e giocano felici.

Rodrigo invece si sente solo. La sera, dopo che tutti sono andati a dormire, lui esce silenzioso dalla sua casetta e si avvicina alla riva
Le onde chiacchierano tra loro. “C’è Rodrigo… C’è Rodrigo…”

“Parlate?” Chiede il gattino curioso.
“Ti aspettavamo.. Ti aspettavamo…Sali a bordo… Sali a bordo….”

Davanti a Rodrigo le onde sono disposte in fila; lui si fa coraggio e sale sulla groppa della più grande. Ecco che le onde partono, una dietro l’altra e lo portano in giro per il lago… Rodrigo si lascia trasportare, come su un motoscafo. “È bellissimo!!” dice contento.
“Preparati all’immersione..” dicono le onde: “Preparati all’immersione.

Ed ecco che Rodrigo sente l’onda che scende sotto le profondità del mare e corre veloce tra i pesce e le alghe e le conchiglie. Poi fuori – a respirare – e poi di nuovo sotto ad esplorare.

Rodrigo nuota con le onde finché la mamma lo chiama.
“Svegliati, Rodrigo.. è mattina.”

Rodrigo si strofina gli occhi: era tutto un sogno, eppure sembrava vero. “Mamma devo correre: vado nuotare… “

“Ma Rodrigo,” dice la mamma sorpresa. “Tu non sai nuotare.”

“Ho imparato stanotte,” le urla il micino e corre al mare con i suoi amici.

sabato 6 luglio 2013

LA GRANDE FAMIGLIA UMANA

Come sarebbe il mondo se pensassimo di essere tutti parte di un’unica grande famiglia?
Il pensiero dei bambini tende spesso a discriminare ed emarginare. È compito di ogni educatore insegnare l’importanza della solidarietà e dell’uguaglianza.

La casa di Martina ha un grande giardino pieno di fiori e a lei piace molto stare nell’erba a giocare. Le piacciono le farfalle e le coccinelle; le piacciono le formiche e anche le api, purché non si avvicinino troppo. Ma quello che Martina non può sopportare sono i ragni.

AAAAHHHH!!! Urla Martina, quando ne vede uno piccolo, piccolo. “Che c’è Martina?” Chiede papà quando la vede passare urlando.

“Ho visto un ragno: AIUTOOO!! Uccidilo.”

“Ma non ti fa niente.” Le spiega papà. “Il giardino è pieno di insetti di tutti i tipi: verdi, rossi, neri e gialli. Vieni con me.” Martina accetta solo perché papà la prende in braccio e le mostra tantissimi insetti, tutti diversi. Farfalle, falene, api, mosche e zanzare; e poi ragni e vermiciattoli e bruchi..

Martina li osserva: “Sono tantissimi..” Dice.
“Sì e sono tutti diversi. Ognuno ha il suo lavoro e tutti insieme sono la famiglia degli insetti.”

“Anche gli scarafaggi?” Chiede Martina.
“Sì.”
“Anche i millepiedi?”
“Sì.”
“Anche le cavallette e i grilli?”
“Sì.”
“Anche i calabroni?”
“Si e i cervi volanti e le lucciole e le cicale e i lombrichi.. La famiglia degli insetti è numerosa, come quella degli umani.”
“Ma che dici papà, noi non siamo diversi come gli insetti.”
“Pensaci bene: ci sono umani alti e umani bassi; umani grassi e umani magri..”

“È vero papà: ci sono umani di colori diversi..”
“Brava e ognuno di noi fa cose diverse. Eppure siamo la stessa famiglia e dobbiamo rispettare tutti. Hai capito adesso?”

“Sì, papà.” Dice Martina e pensa, io spero solo di non essere un ragno

sabato 29 giugno 2013

PER CHI NON VUOLE MANGIARE LA FRUTTA...

Le scelte dell'alimentazione rappresentano un elemento importante nell'educazione dei bambini, non solo perché regolano la dieta del bambino, ma anche perché mettono in atto un processo educativo basato sul rispetto e la cura di se. 
Le favole possono aiutare, velocizzando il lavoro del genitore

Una lucciola volava nel cielo buio della notte. Cercava qualche amico con cui giocare, ma incontrava solo lampioni e fari di macchine.

Quando si fu stancata, cercò un ramo dove sedersi a riposare. Spense la lucina che gli permetteva di vedere, cercò una foglia comoda su cui sdraiarsi e chiuse gli occhi; solo in quel momento si accorse di un vociare poco distante. Erano voci delicate e soavi di un gruppo di fatine.

La lucciola rimase in silenzio ad ascoltarle, senza farsi sentire.

“In quella casa vive un bambino buono: peccato che i suoi denti siano tutti rovinati perché non vuole mai la frutta, ma mangia tante caramelle,” diceva la prima voce.
“E come sono i suoi denti?”
“Neri e rovinati e non possiamo neanche aspettare di raccoglierli, perché gli si rompono da soli, quando sono ancora in bocca.”

“Povero piccolo,” pensò la lucciola. Lei sapeva bene che la frutta aiuta i cuccioli a crescere forti, con denti belli robusti. Allora – sempre senza accendere il lumino, si avvicinò alla finestra della camera di quel bambino. Sdraiato nel suo lettino il bambino non riusciva a dormire.

“Chi sei?” chiese il bambino vedendo la lucciola.
“Una lucciola del bosco e ti porto indono un desiderio. Che cosa vuoi?”
Il bambino rimase a bocca aperta. “Io.. io vorrei dormire bene: non riesco mai ad addormentarmi.”

“Allora ascoltami bene,” disse la lucciola. “Chiudi gli occhi e cerca di vedere davanti a te, quello che ti dico.”

Il bambino ubbidì e subito la lucciola si mise a raccontare una storia che parlava di fragole edi ciliegie, di more e di lamponi; parlò delle albicocche e dei kiwi, delle pesche, delle prugne, del melone e dell’anguria. Il bambino dormiva e i suoi sogni erano pieni di frutta dolce e colorata.

“Mamma,” urlò la mattina dopo, appena sveglio.
“Ho fatto un sogno bellissimo: una fatina è stata in camera mia stanotte e mi ha portato un sogno dolce e luminoso.”
“Goloso come una torta al cioccolato?” chiese la mamma.
“Niente affatto: gustoso come una grande macedonia di frutta.”

“Ottima idea,” disse la mamma contenta e corse subito in cucina a preparare la macedonia più buona del mondo.

sabato 22 giugno 2013

QUANDO NASCE UN FRATELLINO, MI VORRANNO ANCORA BENE?

Il grande timore di ogni bambino è quello di perdere l'amore di mamma e papà, con l'arrivo di un fratellino. Spesso questa paura si mantiene anche più avanti negli anni, in situazioni molto diverse, in cui l'arrivo per esempio di un collega mette in difficoltà chi è da tempo nell'ufficio. La cosa migliore è come sempre quella di parlarne con calma e serenità


La famiglia porcospini aspetta un nuovo cucciolo: papà porcospino e Riccardo (il fratellino grande) hanno accompagnato la mamma dal dottore e aspettano che nasca.

“Che ne pensi Riccardo?” Chiede papà. “Sei curioso di incontrare il fratellino?”
“Un po’,” risponde lui, ma non  ha voglia di parlare.

“Sei preoccupato?” Gli domanda allora papà.
“Non proprio: è solo che vorrei sapere quanti fratellini arriveranno dopo di lui.”
Papà ci pensa: “Ancora non si sa: forse uno, forse due; forse 10 o 12”

Lorenzo ha un espressione triste. “Ma che hai?” insiste papà.

“È solo che quando arriveranno tutti questi fratellini, come farà la mamma a volermi ancora bene? Il suo amore deve darlo a tutti: un po’ a te, un po’ a me, un po’ al fratellino che arriva.. e con tutti quei fratelli che possono arrivare, per me non sarà rimasta neanche una goccia.”

“L’amore di una mamma,” spiega papà Riccio al piccolo Riccardo, “non è fatto come le gocce di una bottiglia, che prima o poi finisce; ma è come il fuoco.”

“Il fuoco?” ripete Riccardo.

“Certo,” dice papà Riccio. “Un fuoco brucia e tutte le sue fiamme sono calde e luminose, non è vero?”

Il piccolo Riccio annuisce. “E lo sai che succede quando aggiungi un nuovo ramo o un nuovo pezzo di legno?” Chiede il babbo.
“Si brucia anche quello?”
“Giusto: il fuoco aumenta e trova nuove fiamme, per tutti i rami che si avvicinano e si fanno accarezzare.”

“Anche se arrivassero 10 nuovi rami i secchi?” Chiede Riccardo.
“Anche se ne arrivassero altri 100. L’amore della tua mamma cresce ogni volta che arriva un fratellino e diventa più grande e scalda e illumina tutti. Non aver paura.”

Riccardo ci pensa, sorride e si sente tranquillo. 
Anche l’amore di papà sarà come un fuoco?

sabato 15 giugno 2013

PER CHI MANGIA TROPPO..

Può capitare che un bambino mangi troppo. Magari alla base c'è un problema o un malessere: ciò che conta però è che i genitori o gli adulti che stanno con il piccolo non trasferiscano su di lui il LORO malessere bloccandolo in modo forte o facendolo sentire colpevole. Aiutarlo a stare di più con gli altri  o a fare sport, può essere un modo per fare fronte al problema

Lo conoscete un bambino che mangia troppo? 
Che è grassottello e che tutti lo prendono in giro?
Sì?
Beh, allora non fatelo più, non prendetelo in giro perché a volte i bambini mangiano troppo, ma non è colpa loro: è che non riescono a fare diversamente. 

Proprio come il palloncino verde di cui adesso vi racconto la storia.

C’era una volta un palloncino verde che viveva insieme ad un mucchio di palloncini di tutti i colori: rosa, gialli, blu e arancioni. 
Un giorno che stava a tavola con loro, si accorse che – mentre loro avevano finito – lui aveva ancora tantissima fame. 
Mangiò un boccone, due, tre … e mentre gli altri erano già andati a giocare, lui stava ancora lì.

Questo successe non una, ma due volte; tre, quattro. 
Proprio così: avete capito benissimo. 
Successe tutti i giorni e il palloncino diventava sempre più grande e la sua pelle si distendeva sempre di più e diventava sempre  più chiara.

Invece che prenderlo in giro, gli altri palloncini gli consigliavano di stare attento perché sapete, se mangiano troppo i palloncini possono anche scoppiare. 
Ma lui niente. 

“Non riesco a smettere,” diceva ai suoi amici: “Ho sempre fame.”

Allora i palloncini lo portarono con loro a fare una gita tra le nuvole e a correre e a saltare e a giocare a nascondino dietro all’arcobaleno. 

E sapete che successe? 
Che il palloncino grande come era si stancò moltissimo, ma si sentì molto meglio e da quel giorno scelse di passare più tempo a giocare con gli amici, che a tavola a mangiare


sabato 8 giugno 2013

GIACOMO CHE NON SA STARE FERMO

Se un bambino fatica a stare fermo, la cosa può dipendere dal suo carattere, dal temperamento o perfino da un senso malessere. Molto spesso però la necessità di muoversi è semplicemente un modo di relazionarsi al mondo, che deve essere "ascoltata" e accolta, più che repressa

Di notte, quando i grandi e i bambini dormono, i giocattoli si svegliano e vanno a spasso per la casa.

Girano per le stanze, curiosano in camera di papà e mamma; e se trovano delle caramelle le nascondono e le fanno trovare ai bambini il giorno dopo.

A mezzanotte in punto comincia la scuola dei giocattoli; loro sono molto contenti di andarci perché possono stare insieme ai loro amici e fanno tanti giochi divertenti.

Le bambole stanno tutte insieme: si siedono su un cuscino e si pettinano i capelli. L’orso e il gatto di peluche giocano con i lego e le macchinine organizzano una gara di corsa sulla pista. Solo la palla non sa che fare: vorrebbe saltare altissima e rimbalzare sempre più in alto, ma il maestro non vuole.

Il maestro è un vecchio dinosauro che vuole molto bene ai giocattoli, ma è contento solo se stanno buoni e fermi perché ha paura che si facciano male.

La palla ci prova, ma ogni volta che vuole stare ferma, scivola indietro un pezzettino, di lato un altro pezzettino. Non ci riesce proprio.

“State fermi,” le urla il dinosauro, ma la palla non riesce: scivola di qui e scivola di là; scivola di su; scivola di giù. (Alle palle piace molto scivolare, ma non vogliono mai finire in castigo.)

Poi un bel giorno, ad una macchinina rossa viene un’idea.
Salta giù dalla sua pista e corre vicino alla palla e posteggia a fianco della palla.

“Appoggiati a me,” dice la macchinina. Poi una macchinina blu fa lo stesso e si posteggia dal altro lato. Ecco – adesso la palla riesce finalmente a stare ferma. 

“Bravissima Palla!” dice il Dinosauro. “Finalmente, sei diventata la più brava di tutti."